mercoledì 11 novembre 2009

Un film, un album e chi più ne ha...



Visto che non stavo più nella pelle ieri sera ho guardato Down by Law  (Daunbailò), rigorosamente in inglese come mi era stato suggerito, con dei sottotitoli in italiano che lasciavano molto a desiderare, ma in fondo l'importante è cogliere il senso e ho notato con piacere che il non capire alcune frasi mi concentrava molto di più sulle scene. Scoperta dell'acqua calda, ok, ma finchè non ti capita non ci pensi, no?Ora, il film è valso davvero l'ansia che avevo di vederlo, Benigni è godibilissimo anche con  l'inglese da italiano alle prime armi dalla pronuncia scandita fino all'ultima consonante, John Lurie e Tom Waits prendo in prestito il "che te lo dico a fare!" di Donnie Brasco ( e poi ormai per Tom Waits è amore), insomma inizio ad affezionarmi a questi bohemien in bianco e nero, a questo assurdo ma non troppo.
A questo punto, ogni film ha una sua colonna sonora, questo ovviamente includeva Tom Waits nella propria. Finito il film il brano di chiusura,Tango till they're sore mi incuriosisce alquanto per cui decido di andare oltre Invitation to the blues con la mia conoscenza musicale di Waits.

La canzone è tratta da Rain Dogs per cui mi prendo la briga di ascoltare tutto l'album, di cui conoscevo solo Clap Hands per una cover niente male fatta dai The Veils. Altro centro in pieno. Davvero notevole. Cosa si può chiedere ad un album? Di non essere sempre uguale a se stesso? Di essere un pò blues, un pò jazz? Di essere una soundtrack adeguata alla giornata, di essere di compagnia ma non invadente. Di raccontare qualche storia. Qualche riflessione. Qualche vino (o whiskey o bourbon o che ne so) veritas. Provate a chiedere qualsiasi cosa a Rain Dogs. Non vi deluderà. E sicuramente il Rolling Stone aveva i suoi buoni motivi, scopro ora mentre scrivo e girovago nel web, per inserirlo nella lista dei 500 migliori album.

Nessun commento:

Posta un commento