Tra le tante virtù che mi mancano, quella che vorrei davvero è la costanza. Quella che ti fa continuare un prgetto una volta che l'hai iniziato , che non ti fa perdere l'entusiasmo a metà percorso. Quella che ti fa amare sempre (o per un lungo periodo di tempo, almeno) la stessa persona, di modo che quella persona poi non debba soffrire perché da un giorno all'altro chissà cosa ti passa per la testa. Quella che non ti fa perdere di vista l'obiettivo perché non ti fa perdere interesse nell'obiettivo, che poi se lo vuoi cambiare va bene, ma porta almeno a termine quello che stai facendo, che male non fa.
La costanza è il binario per il treno. Io sono quel carrello a mano che si vede nei vecchi film, quello che va sempre un po' dove cavolo gli pare. Quelli che hanno la costanza possono pensare che sia bello stare sopra le righe, sotto, affianco, attorcigliarle un po' queste righe, farci i disegni, tagliarle e riannodarle, tutto per seguire una strada che è solo nei tuoi pensieri o per non seguirne alcuna e avere un'ottima scusa per non averlo fatto. So bene che i costanti (chiamiamoli così, che mi fa venire in mente l'analisi matematica e ci sta benissimo) lo pensano ad alta voce, con una finta punta di invidia, in fondo stanno benissimo nella loro vita; forse a volte gli viene la curiosità di sapere cosa c'era al bivio, ma poi guardano gli scostanti e pensano "ecco cosa c'era, ho fatto bene a non svoltare". L'inconcludenza, l'indecisione, la volubilità; l'incertezza, il disequilibrio, la paura; il dubbio, l'angoscia, l'improvvisazione, ecco cosa c'era. Strade che non ti portano a nulla. La sensazione di perdersi è bella, l'amiamo tutti, ma solo perché dopo un po' torniamo indietro, torniamo a casa. Chi si perde davvero, sa che la poesia che ci si trova è solo pasto per chi a perdersi davvero non è mai stato bravo, ma il prezzo è non ritrovarsi mai, tanto che poi perdersi non ha più nessun significato, perché non c'è più nulla da ritrovare, "scusami IO, ti stavo tenendo d'occhio, giuro, mi sono voltata un attimo a dare indicazioni a un passante e quando mi sono voltata non c'eri più. Mi manchi. Credo che chiamerò quelli della televisione, per rilasciare qualche intervista in lacrime. Fa' una cosa, non tornare. Magari tra tanti anni, e con la sindrome di Stoccolma per qualche sequestratore morto suicida. Dopo rilasceremo interviste insieme"
Nessun commento:
Posta un commento