venerdì 15 luglio 2011


" È lei che ha chiesto Websette, la linea internet delle impervie vette?
– Io veramente no.
– Allora se vuole gliela montiamo per cento euro, se invece rifiuta deve mandare un fax con raccomandata assicurata a questo indirizzo in cirillico e pagare milleduecento euro di penale.
– Beh… – disse Tore.
E dopo poche ore aveva un computer con collegamento web wireless sheepskype con tutto il mondo. E un manuale di istruzioni.
Per pagare tutta quella roba, il suo gregge era sceso a dodici pecapre. Ma pazienza.
Avrebbe imparato, Tore il pastore, a usare quel mezzo tecnologico? La sua atavica diffidenza verso ogni novità avrebbe superato il gap?
Dopo dieci giorni, Tore aveva già visitato tutti i siti porno del pianeta, compresi www.pecoranuda.com e tosamitutta.org, giocava ai videogame, guardava le partite di calcio del campionato curdo, i telegiornali giapponesi, e non usciva più dall'ovile.
Ma non gli bastava. Voleva usare quello splendido mezzo per uscire dalla solitudine, e così scoprì la chat Lovemebook. Con Lovemebook si poteva cercare l'anima gemella in ogni parte del mondo. Bastava iscriversi e mettere un annuncio con pseudonimo. Tore ci pensò a lungo poi scrisse:
Sono un giovane allevatore e ho una fattoria. Gradirei corrispondere con una ragazza che abbia le mie stesse passioni: la natura, gli animali, i latticini e la vita all'aria aperta.
Firmato cornodoro@webmountain.ca
Aspettò un giorno, due, tre che qualcuno rispondesse. Già stava per rinunciare e buttare il computer nel burrone, insieme agli ultimi sogni, quando vide apparire sullo schermo la scritta
C'è un messaggio per te.
Aprì. Ed ecco la prima, fatale mail.
Ginevra ha scritto:
Caro Cornodoro. Il mio pseudonimo è Ginevra. Ho ventisei anni, vivo nella campagna provenzale e sono di famiglia nobile, ma sono una ragazza semplice. Non amo la città e la sua confusione. Mi piace camminare lunghe ore nel parco e cavalcare, poi sedermi sulla riva del lago a guardare le ninfee e leggere i miei scrittori preferiti. Dipingo, ricamo e faccio il limoncello. Ho anche adottato a distanza due bambini del Ruanda. Adoro il latte macchiato. Parlami di te e della tua vita, sono curiosa e discreta.
Tore pensò di non rispondere. Come poteva una nobile francese perdere tempo con un povero pastorello? E quelle parole strane: ninfee, limoncello, ruanda…
Ma sul web c'era tutto, bastava consultare Wikipedia, e due giorni dopo lui rispose: Cornodoro ha scritto:
Cara Ginevra. Chi sarò per te, Artù o Lancillotto? Ho trentadue anni e ho un allevamento di cavalli da alta quota. Sono undici meravigliosi purosangue bianchi e uno nero. Li mungo ogni sera. Qui non ci sono laghi, ma mi siedo sulla riva del baratro e guardo giù nell'abisso della mia solitudine. Se ami le ninfee, immagino che il tuo scrittore preferito sia Monet. Io non faccio il limoncello, ma il Belzebrie, un whisky invecchiato dal sapore assai forte. Anch'io volevo adottare due bambini del Ruanda, ce n'è un sacco dalla nostre parti, ma alla fine ho deciso di adottare un cane. Si chiama Yo-Yo ed è un pecapron retriever. Distinti saluti.
E giunse la risposta.
Ginevra ha scritto:
O mio nuovo amico di chat.
Sei simpatico e pieno di humour. Mi piace come fingi di ignorare che Monet non era uno scrittore e la battuta sulla mungitura dei cavalli è un po' audace ma mi ha fatto ridere. Se ti senti solo, anch'io lo sono. I miei genitori sono sempre in crociera o al golf e ai parties, e io non li vedo mai. Ieri il mio cavallo Philip Hannover è scivolato su una pietra e temevo che si fosse rotto una zampa. Ma per fortuna sta guarendo in fretta. Oh, se gli succedesse qualcosa ne morirei. La vita è così volgare, così plebea. Ed è così difficile trovare un'anima nobile che ti ascolti. Scrivimi presto, o mio sconosciuto amico, descriviti, dimmi tutto di te. Ti mando una foto di Philip e ti manderei anche una bottiglia di limoncello, magari si abbina bene col Belzebrie. Ma nelle regole della chat c'è quella di non scambiarsi gli indirizzi, au revoir.
Cornodoro ha scritto:
Cara Ginevra, mi piace che apprezzi il mio humus. Vedrai, spesso fingerò di commettere strafalcioni per scherzarci su. So benissimo che Monet era un pittore e che ha dipinto le ninfee e i papaveri, e anche un quadro che si chiama digiunare sull'erba. Il mio pseudonimo deriva dal fatto che ho i capelli folti e biondi, quindi da piccolo mi chiamavano Corno d'oro. I miei purosangue si chiamano One Hannover, Two Hannover e così via. Penso che verso la fine del mese li manderò a Epsom. Ieri Aretha Hannover è caduta giù dal burrone cercando di mangiarsi una stella alpina. Non si è fatta quasi niente.
Oh sì, la vita è così volgare, sinonimo di plebea. Anche qui abbiamo molti partis, a volte persino gemellari, li organizza il mio amico De Capronis. Ti mando una foto della mia casa e ti manderei anche il Belzebrie, ma l'ultima volta che ho provato a spedirlo l'ufficio postale ha dovuto essere disinfestato. Ha un odore molto maschio.
Anch'io so che non possiamo spedirci l'indirizzo au revoir. Ma ti penso, dunque sono.
Il tuo biondo amico delle bianche vette.
Ginevra ha scritto:
O mio biondo amico delle bianche vette. Che bella casa hai. Assomiglia tantissimo a una casa provenzale che ho visto nell'ultimo numero di "Maisons et Jardins". Direi proprio che è lo stesso architetto. Attendo ogni tua mail con impazienza. Non posso negare che il tuo brio, i tuoi deliziosi calembours e la tua vivacità mi stanno scaldando il cuore. Oh, non ritenermi troppo audace. Mi piace sognare che io e te andiamo insieme a Epsom a vedere i tuoi cavalli in gara. A proposito, quelle gare sono molto esclusive. Devono essere veramente dei campioni! Mi dispiace per Aretha Hannover. Baciala sul garrese. So che non dovrei, ma ti mando una mia foto. È da lontano, mentre cavalco.
Ora vado, devo fare la mia settimanale lezione di yoga. Ma nei miei sogni ci sarà sempre un posto per il mio biondo cavaliere misterioso.
Ciao, Ginevra
Cornodoro ha scritto:
Come sei bella, anche da lontano. E che bel panorama, mi sembra di conoscerlo da sempre. Ho stampato la tua foto e l'ho appesa nella stanza da letto vicino ai poster di Monet e Valentino Rossi. È vero, amo i calembours. Specie quelli ripieni di ricotta, ma sai, noi cavallerizzi dobbiamo mantenere la linea. A Epsom mi hanno rifiutato l'iscrizione dei cavalli. Dicono che il problema è sellarli, sono molto selvaggi, un po' come me. Ho baciato Aretha sul garrese, o almeno credo. Mi ha dato un calcio. Anche lei è selvaggia.
Così come selvaggio è il mio amore, sì, te lo devo dire, non posso più trattenermi. Ti mando una foto fatta con lo scanner. È la mia mano destra. Immagina che carezzi i tuoi capelli.
Ora vado, devo fare la mia doccia mensile. Ma nei miei sogni ci sarà sempre posto per la bionda cavallerizza con lo sfondo. Baci.
La risposta inattesa.
Ginestra la bella romagnola ha scritto:
Caro Cornodoro, bel caprone deficiente. Hai sbagliato l'indirizzo e hai mandato la tua ridicola mail a me. Ma a chi cazzo scrivi? Io non sono bella da lontano, vieni qua e vedrai che cavalcata, altro che carezze. Ho la quinta di reggiseno e faccio tutto, ma niente calembours, non mi fido delle porcate di voi nobili. E guai a te se me lo metti nel garrese.
Sarai anche selvaggio ma mi sembri un'oca morta. Se però vuoi una bella cavallerizza con lo sfondo, vieni pure a sfondarmi, il mio indirizzo è via Rubicone 134 Bagnacavallo, suonare Mimma, con cento euro te la cavi e la smetti di farti le pippe in francese. Questa è una panoramica del mio culo, fatta sedendomi sulla fotocopiatrice. Fai un po' te.
Addio, bel pataccone.
Cornodoro ha scritto:
O Ginevra, Ginevra. Ho sbagliato indirizzo e mi ha risposto una donna assai volgare. Da tre giorni non ho notizie di te. E soffro. Come nasconderlo, io ti amo. E nella prossima mail, voglio dirti tutta la verità. Ciò che veramente sono. Dove veramente vivo. Dopo, forse, non mi vorrai più. Ma meglio una amorosa verità che una finzione senza amore. Ti giuro che questa non l'ho trovata su Wikipedia.
Un bacio alpestre.
Ginevra ha scritto:
O Cornodoro, Cornodoro mio. Anch'io non avevo più notizie di te, e nella mancanza ho visto chiaro nei miei sentimenti. Per tre giorni ho bagnato di lacrime il cuscino. Sì, è vero, buttiamo la maschera. Nemmeno io sono come mi ero descritta. Aspetto la tua verità, poi ti manderò la mia.
Un bacio sui tuoi capelli d'oro.
Cornodoro ha scritto:
Ginevra adorata. Ricco non sono ma un cuor ti dono. Sono un pastore e vivo sul Monte Artiglio, non ho cavalli ma pecore, anzi pecapre. Non so chi era Monet, né Aurevoir. Il mio nome è Tore e sono brutto e peloso: e nemmeno biondo, ma nero come lana di pecora nera. Puzzo di formaggio da far schifo. E ora dimmi che non mi vuoi più. Mi ucciderò col tuo nome sulle labbra. Perché te lo ripeto, mi sembra di conoscerti da sempre.
Adieu, mon impossible love.
Ginevra ha scritto:
Caro Tore, certo che ci conosciamo da sempre. Sei il solito ignorante, ma meriti tanto amore. E ti voglio bene anche se sei brutto, e scuro e riccio, e puzzi di formaggio. Anzi, per me un vero uomo dev'essere così.
È strano questo incontro sulla chat, io la frequento da anni ma non sapevo che lo facevi anche tu. Finalmente ti sei ricordato di me. Dai, scrivimi ancora. Ma soprattutto vienimi a trovare. Tuo fratello Gino (in arte Ginevra), che fa sempre l'operaio a Marsiglia e la notte canta truccato da Liza Minnelli al Blue Bar. Au revoir mon semhlahle, mon frère."
da "Tore scopre il web" in Pane e Tempesta, Stefano Benni

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