Questo spettacolo, scoperto grazie a un amico , è sempre stato per me un piccolo gioiello che mi porto dentro, una cosa da condividere con pochi.
Fino ad ora, nel mio quarto di secolo più uno di vita vissuta, ho "costretto" due persone a vederlo. Una mi ringraziò subito dopo, perché conteneva il tema a lei molto caro del silenzio. L'altra persona non ha mi ha detto nulla. Non saprò mai quanto ha apprezzato, quanto ha capito, quanto si è sentito coinvolto. Non gli ho mai detto quanto fosse importante per me, questo è vero. Gliel'ho buttata lì, gli ho detto "dobbiamo assolutamente vederlo, io lo rivedo con piacere e tu così lo vedi, è bellissimo" ma forse non ha potuto apprezzare fino in fondo il fatto che io lo abbia condiviso con lui, come si condivide con pochi qualcosa che si è certi che pochi possono apprezzare fino in fondo.
Forse avrei dovuto spiegargli del silenzio. Di quel silenzio in cui è sempre chiuso, che batte i miei silenzi per dieci a zero, per impentrabilità e angoscia. Forse avrei dovuto dirgli che sensazione duplice mi davano i suoi silenzi, silenzi in cui mi potevo rifugiare ma che al tempo stesso mi incutevano timore, come il silenzio di un posto in cui non sei mai stato. Forse avrei dovuto dirgli che stare con lui era come camminare al buio in un bosco di notte, che i suoi silenzi erano invece i rumori che non ti aspetti e che ti fanno paura, chissà cosa è stato. Invece non ho detto nulla. Mi sono rannicchiata nei suoi silenzi appesantendo i miei. Ho scontato con lui tutti i silenzi di cui mi hanno rimproverato nella mia vita, ho sperimentato la vertigine, il vuoto, la paura, l'incertezza che ho iniettato a chi mi voleva bene senza volerlo, senza saperlo. Vorrei tornare indietro a chiedere scusa, se potessi. Ma c'è chi è morto senza sapere quanto gli volessi bene, e ora non ho neanche il coraggio di andare a visitarlo nella sua ultima dimora, a farmi investire dal suo inevitabile silenzio. C'è invece chi è ancora vivo, a qualche chilometro di distanza, a cui dovrei tante parole per scusarmi di troppi silenzi. C'è chi invece è qui.
Ogni silenzio è diverso da un altro. Ci sono silenzi di cui non ci accorgiamo. Altri che ci prendono alle spalle, e ci imprigionano, nel gelo. Silenzi che ci cullano e altri che ci riempono di inquietudine. Silenzi che rendono tutto più chiaro, come una vampata di luce. E silenzi oscuri in cui brancoliamo storditi. Silenzi in cui nasce una bufera di pensieri e silenzi che generano altri silenzi da cui altro silenzio nasce. E tra una parola e l'altra c'è sempre un breve silenzio. In cui puoi sentire il respiro. E il pensiero. E nel concerto, una sola nota e poi silenzio. E il silenzio dopo una nota diventa silenzio prima di qualcosa. Silenzio che aspetta. Blues, urlo , sparo o voce amica. E ci sono silenzi che parlano e altri che si chiudono dietro di sè come un aporta d'acciaio. Il silenzio di un malato nel letto e delle macerie dopo il morso della bomba. Degli amanti che dormono. Il silenzio del mio crepuscolo con Nellie. Della mia solitudine vicina e della tua voce lontana.Omaggio a Thelonious Monk
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